Ayran

C’era una volta un signore di Forlì, in vacanza a Berlino con la moglie. Lasciata la consorte nel centro commerciale, l’uomo si mise a passeggiare sul marciapiede di un damm, un viale, dove i negozi turchi formavano una striscia colorata e ininterrotta. Gli venne fame e si fermò di fronte a un chiosco (imbiss) dove, per due euro, vendevano un kebab e una cosa da bere chiamata ayran. Si fece capire, fu servito e addentò il panino che sbuzzava fuori carne di pollo e agnello, nastri di insalata multicolore, salsa piccante, pomodoro e cipolla. Il buon boccone gli lasciò unte le fauci. Tirò allora il tappo di alluminio, appoggiò le labbra ai bordi un po’ taglienti del bicchierino e bevve una cosa bianca dalla liquidità densa. Stirò gli occhi sorpreso dal sapore (d’acqua e latte, aspro, salato) di quel liquido che scendeva già per gli intestini a rincorrere il bolo. Poi sorrise, sentendosi la bocca sgrassata come dopo un sorso di Lambrusco secco dietro a un boccone di bollito. Fece schioccare la lingua soddisfatto, continuò a mangiare e a bere; quel giorno il suo mondo era diventato un po’ più grande.

2 risposte a Ayran

  1. Carino il BEnsierini, mi garba parecchio, come si dice da queste parti. A proposito domani ci si vede per un Kebab e bicchiere di lambrusco vé?

  2. C’ho pure un paio di carciofi alla romana pronti vah

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