Satoru siede rigido sulla panchina, la testa incassata nell’eskimo, le borse e le valigie, rattoppate col fil di ferro, lo circondano fedeli. “Come è andata la notte nel parco?”-gli chiediamo. “Coooooold” – risponde lui, con un sorriso appena tolto dal congelatore.
Satoru, il pittore giapponese che pare un lottatore di sumo sotto psicofarmaci, ha deciso di dormire all’addiaccio, dopo che il proprietario dell’ostello lo ha umiliato dicendo in pubblico che non aveva i soldi per pagare il conto. Il suo nipponico orgoglio lo ha prima relegato in un angolo della stanza comune (ad emettere, per minuti, a testa bassa, un “OHHHH” continuato: un distillato sonoro di dolore, il lamento di un Godzilla ferito ) e lo ha poi spinto a trascorrere la notte sotto le stelle.
Il flautista australiano gli porge un kebab, lui lo guarda con desiderio, ma non osa addentarlo: aspetta, tituba, cazzeggia, finché, cedendo alle nostre insistenze, divora il panino in un minuto e appallottola poi la stagnola con un “AHHH” di sollievo. Il chitarrista di Bolzano attacca a suonare, lui tira fuori un’armonica e, prima timido, poi preso dalle note, ci soffia dentro una musica dolce, folle e pura, che fa voltare i barboni, a sghiacciare in gruppo, e i pusher neri, intenti a spalmarsi crema sul viso.
ciao Luca, ecco, in quest’ultimo post si legge che la vita a berlino non è poi così asciutta come sembrava dai primi. Non ci sono più solo magnifiche descrizioni che lasciano un bel quadro, certamente, ma che anomale, sembrano avvolte da un ombra di distacco, tipica del punto di vista di uno spettatore esterno. Eppure sei anche tu già parte di quel quadro. Eppure anche tu riempi di colore le stazioni, l’ostello e gli imbiss turchi di oranienplaz. E poi ecco, basta un piccolo movimento e tutto diventa molto più vicino, nel momento in cui nelle immagini si scorge un segno di vita, quando il racconto prende forma. è forse l’immobilità di un occhio che si ferma sul dettaglio a frenarla. Ma quando i dettagli iniziano a muoversi, come fumetti che interagiscono tra loro, tutto diventa molto più frizzante e scorrevole, rendendo i quadri immobili, delle forme viventi. muovine ancora, di personaggi in questo scenario. la città è un teatro e i tuoi personaggi ti aspettano, impazienti di essere lasciati vivere negli sfrenati gesti quotidiani. come passare un kebab. ciau