Gorlitzer Park

Passata e´ la tempesta, odo augelli far festa; un televisore grossissimo, buttato in sull´aiola delle rose, prende a testate le bacche rosse.
L´acqua del canale, intorbidata dalla pioggia del mattino, e´ ora un fluido denso, dai seni tondi e sinuosi, gonfi di sole. Il fumo di una sigaretta controluce e´una tenda; scostandola vedi una papera che naviga spensierata, come passeggiando.
Un vecchio appoggiato a un deambulatore, i capelli lunghi e bianchi come Beethoven, sorride, con un pizzico di amarezza, alle mamme in bicicletta che si voltano a controllare i figli pedalanti, minuti e arzilli.
Il sole filtra tra gli alberi del parco illuminando un bambino che si arrampica su un dondolo; i padri americani osservano i rampolli prendere dimestichezza con la palla ovale in terra straniera. Una vecchia borbotta qualcosa tra se`appoggiata alla spalletta del ponte; cani e i padroni giocano; le prime foglie gialle scintillano.
Lo stellone mi acceca mentre mangio il panino cosparso di semi di girasole. Sbocconcello con inusitata lentezza, e´come se le mascelle imparassero un ritmo nuovo. Sento i passerotti grassi saltellare intorno al panino, prendermi la mollica dalle dita, volare a mangiare altrove. Tutto e´ delicatamente in pace, serenamente cristallino.

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